lunedì 2 dicembre 2013

PARLARE FRANCESE

 

1 A parlare francese sono buoni tutti: impara a scriverlo. 2 Non capisci cosa ti dicono? Rispondi putain con tono sorpreso. La metà delle volte funziona. 3 I voilà e quoi non sono mai troppi. 4 Non ti arrovellare sulla pronuncia della erre: tanto non ce la farai mai. 5 Se vuoi un accento parigino, basta fare un’espressione schifata quando parli.

 

 

SESSO, ECCITAZIONE AD ARTE- BETTINA ZAGNOLI

Helmut Newton racconta nella sua autobiografia che da ragazzo era solito frequentare una piscina di Berlino: allora – parliamo degli anni ’30 – le nuotatrici indossavano costumi di lana sottile che aderivano al corpo. Il tessuto impiegava molto tempo ad asciugarsi e i capezzoli rimanevano a lungo turgidi. Quell’immagine gli rimase impressa e diede origine a fantasie e a momenti di grande soddisfazione “en solitaire”.

Il corpo femminile è bellissimo ed ancor più eccitante è scoprirlo ed ornarlo. Edouard Manet dipinse Olympia nuda con un nastrino che le cinge il collo.

E la Venere dormiente di Dirk de Quade van Ravesteyn è “vestita” con un lungo gioiello che le si avventura tra il seno.

Sui Social Network è fin nauseante l’esibizionismo di gambe, piedi, seni e ammiccamenti vari. Frasi pseudo seduttive in cui si cita la sensualità della donna nuda che indossa solo i tacchi per essere avvenente. Hanno scoperto l’acqua calda.

E’ vero che l’uomo si intriga a guardare. Allora perché non provare a scoprirsi in privato e a evitare di esibire troppo in pubblico? Proviamo a stupire e a stupirci e torniamo ad imparare l’arte del nascondere e successivamente mostrare con voluttà.

Indossare un tubino accollato, un pullover e pantaloni maschili per poi rivelare una culotte open (aperta sui glutei). Oppure uno stringivita trasparente da cui fa capolino l’ombelico e che mette in risalto il seno e i fianchi. Ma anche una sottile catena dorata attorno alla vita, o una cravatta con cui poi si potrà giocare.

Purtroppo oggi un capezzolo sotto un tessuto bagnato non fa più sognare, caro adorato Helmut.

 

domenica 1 dicembre 2013

TAKE IT BACK -PINK FLOYD

 

LA FESTA DELL'INSIGNIFICANZA - MILAN KUNDERA

Gettare una luce sui problemi più seri e al tempo stesso non pronunciare una sola frase seria, subire il fascino della realtà del mondo contemporaneo e al tempo stesso evitare ogni realismo - ecco "La festa dell'insignificanza". Chi conosce i libri di Kundera sa che il desiderio di incorporare in un romanzo una goccia di "non serietà" non è cosa nuova per lui. Nell'Immortalità Goethe e Hemingway se ne vanno a spasso per diversi capitoli, chiacchierano, si divertono. Nella Lentezza, Vera, la moglie dell'autore, lo mette in guardia: "Mi hai detto tante volte che un giorno avresti scritto un romanzo in cui non ci sarebbe stata una sola parola seria ... Ti avverto però: sta' attento". Ora, anziché fare attenzione, Kundera ha finalmente realizzato il suo vecchio sogno estetico - e "La festa dell'insignificanza" può essere considerato una sintesi di tutta la sua opera. Una strana sintesi. Uno strano epilogo. Uno strano riso, ispirato dalla nostra epoca che è comica perché ha perduto ogni senso dell'umorismo.

 

SIMONE WEIL

Essere nulla per essere al proprio vero posto nel tutto