mercoledì 25 dicembre 2013

OROSCOPO DEL 25 DICEMBRE 2013

Nel 1588 il governatore del Giappone Toyotomi Hideyoshi confiscò tutte le spade, i pugnali e le lance dei suoi cittadini e le fece fondere per fabbricare una gigantesca statua di Budda. Mi piacerebbe che anche tu subissi una trasformazione simile nel 2014. Naturalmente, non devi rinunciare a tutta la tua rabbia e alla tua combattività. Una certa quantità è indispensabile, soprattutto se devi cambiare alcune situazioni. Ma potresti trarre vantaggio da una riduzione del tuo livello di aggressività. Pensi di poter “fondere” una parte della tua rabbia primordiale e usare quell’energia per costruire il tuo equivalente personale di un’effige del Budda?


Ernest Rutherford (1871-1937) è considerato il padre della fisica nucleare, non solo perché vinse il premio Nobel per la chimica. Era anche un insegnante eccezionale. Ben undici dei suoi allievi hanno vinto il Nobel. È proprio il tipo di maestro o mentore che ti invito a cercare nel 2014. I prossimi mesi potrebbero essere il periodo ideale per imparare molto e rapidamente. E uno dei modi migliori per realizzare questa profezia sarà prendere esempio da chi padroneggia alla perfezione le abilità che vuoi acquisire.

martedì 24 dicembre 2013

CHIARA GAMBERALE

"E' faticoso non essere a disposizione di chi amiamo. Ma a volte ci tocca. Quella disponibilità infinita non aiuta noi e non aiuta loro”.


“Una minore intensità di aspirazioni senza dubbio permette una maggiore coincidenza con la propria vita"

 

lunedì 23 dicembre 2013

METTERE A LETTO I BAMBINI

1 Se non dorme per le undici tanto vale fargli fare tutta una tirata fino alla mattina dopo. 2 Sei di nuovo uscita dalla sua stanza strisciando? Vergognati. 3 Fargli fare un giro in auto per addormentarlo ha un costo troppo alto per il pianeta. 4 I figli degli altri vanno tutti a dormire prima del tramonto. 5 Se ti addormenti prima tu, ha vinto lui.

 

domenica 22 dicembre 2013

IL NIPOTE DEL NEGUS - ANDREA CAMILLERI

Eja, Eja, Alalà! Fu già tempo in cui si andava in camicia nera; si cantavano inni. Quando la menzogna si accasa nella storia, sono gli atti di fede, e i manganelli, che fanno la verità. Ci volevano, a Vigàta, le furberie e le mattacchiate di uno scavezzacollo principe di colore, la selvatica estrosità e il talento per gli affari di un diciannovenne ben arnesato e sessualmente senza briglie, la spudoratezza e l'inclinazione astuta di un nipote del Negus, i puntigli principeschi di uno studentello straniero senza letto e senza tetto, che allettava gli occhi e invaghiva i cuori, per umiliare l'onore, l'orgoglio virile, le mire colonialistiche, le prolisse incompetenze del regime, e il nazifascistico razzismo. Il nipote del Negus, il principe Grhane Sollassié Mbassa, è stato iscritto alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta. Si rivela un virtuoso della bricconeria e un atleta dell'inganno: tutti brontolando, e lui bravando; promettendo molto, e ancor più pagando, senza nulla mai ottenere. Cosa non tollerano tutti, cosa non tentano. Anche il Duce schiuma e freme, e subisce a rate i tiri bassi dell'etiope: di quel tizzone d'inferno che scalcia e corvetta; e sfugge al dover suo di dar testimonianza in terra italica e in colonia del viver bello e libero e generoso della "civiltà" fascista. Un evento reale con cui Camilleri torna alla sua vena più antica, quella più irriverente e comica, che mescola con intelligente divertimento, storia e fantasia.

 

venerdì 20 dicembre 2013

DORIS LESSING - DARIA BIGNARDI

Doris lessing era un tipaccio. Quando nel 2007, a ottantotto anni, vinse il Nobel per la Letteratura, disse: «Dopo tutti questi anni? Sono esausta, dovrei festeggiare a champagne ma credo invece che andrò a dormire». E dopo qualche tempo: «Il Nobel è stressante: il telefono non smette di squillare. Il gatto è molto infastidito». Viveva a Londra sola col suo gatto e molti libri in una casa a due piani di West Hampstead, un quartiere a nord. Non cucinava. Il suo giardino era in rovina perché non riusciva più a lavorarci. Da anziana era molto ingrassata.

«non si sente mai sola?», le chiedevano i giornalisti. «No. Mi piace la solitudine; è davvero preziosa. Quando sei giovane, pensi che nuoterai in quel lago meraviglioso con un sacco di tempo a disposizione, ma poi diventi sempre più affaccendato».

Adorava i gatti, aveva scritto un libro intitolato Gatti molto speciali. Era lucida, tagliente, poco sentimentale.

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Diceva che aveva cominciato a scrivere a sette anni e aveva subito capito che non avrebbe mai fatto nient’altro.

Nata in Iran quando ancora si chiamava Persia e vissuta nello Zimbabwe quando ancora si chiamava Rhodesia, a quindici anni aveva lasciato gli studi: «Mi annoiavo. Volevo osservare il mondo e scrivere storie che raccontassero quello che vedevo». Aveva sposato Frank Wisdom a diciannove: «Le ho fatte tutte, la cucina, i bambini, ma anche lì mi annoiavo fino alle lacrime». Aveva lasciato il marito e due figli per sposare Gottfried Lessing, comunista duro e puro. Si era iscritta al Partito comunista, poi lo aveva abbandonato, disgustata dalle purghe staliniane, e non perdeva occasione di criticare duramente tutte le ideologie.

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Il suo primo romanzo, L’erba canta, fu pubblicato nel 1950 a Londra, dove si era appena trasferita col terzo figlio, lasciando in Africa i due ex mariti e gli altri due figli. «Mio figlio mi salvò allora da tante distrazioni, diciamo così, pericolose. Il fatto di dovermi occupare di un bambino limitava la mia libertà di movimento. La Londra di allora era affascinante, piena di artisti e intellettuali che si incontravano ogni sera nei locali di Soho. Sono un tipo molto socievole, se fossi stata libera chissà in quali pasticci mi sarei cacciata», raccontava il tipaccio.

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Dal momento che nei suoi romanzi

descriveva l’animo e la vita delle donne e parlava di politica e di libertà, la etichettarono come scrittrice femminista, cosa che la faceva infuriare. Non voleva essere il testimonial di niente.

Quando domenica ho saputo della sua morte, ho preso la scala e sono andata a cercare negli ultimi piani della libreria i suoi vecchi tascabili Feltrinelli che leggevo da ragazza. Il primo tomo del Taccuino d’oro era pieno di patacche. L’ho aperto a caso, e ho trovato questa frase sottolineata: «Una donna che non ha un uomo non può incontrarne uno, qualsiasi uomo, di qualsiasi età, senza pensare, sia pure per mezzo secondo, forse questo è il mio uomo».

Non era una femminista, Doris Lessing, no. Era un tipaccio.