sabato 4 settembre 2010

ERRI DE LUCA

DIALETTI

L'UOMO E IL MARE DI CHARLES BAUDELAIRE


sempre amerai, uomo libero, il mare!

E' il tuo specchio: contempli dallla sponda
in quel volgere infinito dell'onda
la tua anima, abisso anch'esso amaro.
T'immergi felice nella tua immagine,
la desideri, l'abbracci, e il tuo cuore
un poco si distrae dal suo rumore
con quel lamento ribelle, selvaggio.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
uomo, chi può esplorare i tuoi abissi,
mare, chi può sondare i tuoi possessi?
Siete gelosi dei vostri segreti.
E tuttavia da tempo immemorabile
vi combattete rischiando la sorte,
tanto vi esalta la strage e la morte:
nemici eterni, fratelli implacabili.

UNA COSA PICCOLA MA BUONA


Come fanno a viaggiare paralleli
l'amore
e la tragedia.
Come può morire un bambino
mentre un pasticciere decora una bavarese.

Eppure stasera ci siamo ritrovati assieme,
a piangere, mangiando questa cosa piccola
ma buona.

LA NOSTALGIA DELLE PENDICI


Bisogna stare lontani
dalla nostalgia delle pendici
e portare sempre un paio d'occhiali.

Bisogna saper camminare
dal crinale fino alla delicatezza
e sapere odorare l'ora buia del rientro.

Stare seduti a guardare.
E anche se bevi un bicchiere di vino
capire che non per forza
lo devi finire.

venerdì 3 settembre 2010

PIC NIC


Avremmo dovuto portare più birre, cazzo. C'è rimasta quella sensazione ambigua fra ebbrezza e sbornia, che è realmente una via di mezzo, nausea allo stato puro. Comunque ci siamo distesi su questo prato di fili, piuttosto soddisfatti dell'arrosto freddo che Juliette aveva preparato. Charles ha lasciato andare, ed io ho fatto finta di niente, come sempre. Poi abbiamo visto passare la corsa bionda di Angelina, ridente e saltellante; dopo l'affanno paffuto di mio figlio Jean.

- I bambini si divertono, sibila Charles
- Anche le signore, mi pare, - dico volgendo lo sguardo verso chicchiere stridule.

Mi risponde una sigaretta accesa, in tono d'assenso; una piena espiazione di fumo, una voluta simile all'acqua dolce che s'appresta al mare.

Finisce che ci guardiamo. Distesi, sudati di vino e carne brasata. Cazzo, ci viene da ridere nello stesso momento. Ci abbracciamo come due finocchi ma subito ci sdegnamo: "Andiamo a pisciare, su", gli faccio.
- Ehi, Charles. Sono trenta fottutissimi anni che pisciamo insieme all'aria aperta e ancora continui a sbirciare. Ma non è che sotto, sotto....
- Fanculo, sono il tuo vecchio padre.... devo controllarti la prostata, tante volte cominciassi a dare brutti segnali.

Ci siamo voltati riabbottonandoci la patta, guardando le donne e i bambini. La tovaglia ancora a terra è una natura morta: una mela, mezzo bicchiere di vino e una salsiccia poco cotta.

Mi metto le mani in tasca e cerco le risate di queste ultime due ore; quelle di Matilde, quando gli ho raccontato del fatto dell'altro ieri; e di Charles che continua a ridere su storie dette e ridette.

In tasca trovo un piccolo foglietto bianco con su scritto. "Pic nic".

LUIGI TENCO

Non so quanti anni fa ho incontrato Luigi. E non rammento nemmeno l'occasione o il modo, sarà per questo che l'ho sempre sentito con me. Certo, ho amato alla follia Fabrizio, Conte, Fossati, alcuni altri. Ma è sempre stato diverso, non mi sono mai sentito nudo come quando ascolto Tenco. E a dir la verità non è neanche solo la musica; forse è anche quel suo sguardo, i movimenti, la voce. L'ho sempre sentito dentro di me, padrone di un tasto che premuto porta alla commozione, alla malinconia, allo struggimento.... alla poesia. Le canzoni di Luigi (che vogliono dire quella miscellanea perfetta di musica e parole) creano un'atmosfera, composta dalla stessa materia della anima mia. Ascoltare Tenco è un fatto mio, è davvero una molto intimo.